Anita, da sogno a realtà, sbarca al Buk Festival

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Elisa appassionata di scrittura, Manuela di illustrazioni fantasiose; conosciutesi sulle corsie d’ospedale mentre praticavano clownterapia, con in mano una valigia ricca di speranze per quei bambini che soffrono e un naso rosso per farli tornare a sorridere, hanno scelto di dar vita ad un sogno: scrivere libri che cercassero di far emergere i valori nati dalla loro esperienza di volontarie.

Questo sogno divenuto realtà si è concretizzato nei primi due racconti di una lunga serie: Anita e il giardino saporito e Anita e la gita in fattoria, editi da Errekappa Edizioni.

Per entrambi i libri, l’esordio sarà al Buk Festival di Modena il 20 e il 21 febbraio.

1) Elisa, Manuela parlateci un po’ di voi…

Sono Elisa Cattini, ho 43 anni, lavoro come consulente presso una software house di Carpi e da 8 anni occupo il mio tempo libero praticando clownterapia, presso l’associazione di clown in corsia Vip Modena Onlus. L’esperienza in ospedale, oltre alle grandi opportunità di crescita e ai grandi insegnamenti, mi ha regalato una splendida amicizia con Manuela Prandi, grafica freelance per lavoro e anche lei clown per passione da 10 anni. Dalla grande sintonia che abbiamo scoperto di avere fin dai primi servizi e dal grande amore per i bambini e il loro mondo, è nata l’idea di unire le forze per realizzare un sogno comune: pubblicare libri per bambini.

2) Come nasce Anita?

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L’ispirazione per costruire il personaggio di Anita ci è venuta da un calendario che abbiamo realizzato assieme a Manuela per l’associazione clown di corsia, il cui protagonista è un pagliaccio che viaggia su un treno immaginario per 12 mesi. Ad ogni fermata incontra un personaggio diverso da cui imparare una lezione di vita basata sugli stessi valori che noi promuoviamo tra i letti d’ospedale: l’ascolto, l’importanza di fare gruppo, la sensibilità e l’amicizia.

In quest’ottica abbiamo pensato che sarebbe stato bello scrivere delle storie dedicate ai bambini di età scolare e pre-scolare che avessero come protagonista una ragazzina della loro età, impegnata in mille avventure istruttive, nelle quali si potessero immedesimare e dalle quali potessero ricavare una morale, come in ogni favola che si rispetti. È così che nasce Anita.

 3) Chi è Anita?

Anita, dai due simpatici codini all’insù è una bambina curiosa, con un nome che ricorda il passato e due occhi furbi che non vedono l’ora di scoprire cosa c’è nel loro futuro. Ha un grande cuore, ricco di allegria e spensieratezza. Accanto a lei, Pepe,
il suo fido compagno di avventure.

4) Ci svelate qualche anticipazione dei primi due racconti che troveremo al Buk?

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Nel primo episodio, Anita e il giardino saporito, Anita e il suo inseparabile cagnolino Pepe compiono un viaggio a bordo di un treno magico. Ad attendere la protagonista in ognuna delle dodici fermate c’è un frutto di stagione da assaggiare e un importante sentimento da scoprire.

Nel secondo racconto, Anita e la gita in fattoria, sparisce il treno per far spazio ad una fattoria in cui Anita va in gita alla scoperta, dopo la frutta, della verdura. Nell’orto la bambina impara che è piantando un seme e prendendosene cura, giorno dopo giorno, che crescerà una pianta sana che in futuro darà un buon raccolto. In questo percorso, fondamentali sono le figure dei nonni, che grazie alla loro esperienza e al loro amore trasmettono ai bambini i mestieri e i valori tradizionali.

Entrambi i racconti sono scritti in rima, per far sì che i mesi, i nomi dei frutti e della verdura, sia in italiano che in inglese, siano più facili da memorizzare.

5) E adesso, per concludere, una domanda all’editore: Monica perché hai deciso di pubblicare i due racconti di Anita

Appena ho conosciuto Elisa e Manuela sono rimasta subito molto colpita dal loro potenziale artistico e dalla profonda sensibilità con la quale svolgono la loro attività di volontarie. L’unione di fantasia, professionalità e passione ha dato vita a due racconti in cui vengono affrontati temi che possono essere spunto di riflessione e conversazione tra bambini o tra bambino e adulto.

Dei due racconti ho apprezzato in particolare un aspetto, per me prevalente: il fatto che tra le rime di queste storie non venisse insegnato ai ragazzi come vivere i propri sentimenti ma venisse accesa in loro la scintilla per permettergli di dare un nome a ciò che hanno nel cuore.

 Giulia Rossi

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